Il PEGI è il punto da cui partire per capire se un videogioco va bene per una bambina o un bambino
Spesso ignorato, il PEGI è un buon punto di partenza che aiuta a capire a grandi linee a chi può essere adatto un certo gioco.
Quando da bambini ricevevamo un videogioco, poteva essere qualsiasi cosa: poteva essere molto bello o molto brutto, poteva essere quello di cui si vedeva la pubblicità in televisione oppure un ameno prodotto consigliato (o rifilato) dal commesso di turno. Ma soprattutto, poteva essere molto o molto poco adatto a noi.
I nostri genitori i videogiochi (il più delle volte, poi certo che ci sono stati quelli impallinati già negli anni Ottanta) non li conoscevano e spesso non li capivano, quindi non avevano la percezione dell’impatto che potessero avere su chi poi effettivamente ci giocava. Oltretutto, ai tempi, la violenza era quasi astratta tanto la tecnologia era arretrata rispetto ad ora, ed è stato solo con il passare degli anni che ci si è un po’ accorti che forse non è che proprio tutto andasse bene per tutti.
Da un po’ di tempo in Europa esiste un sistema di classificazione dei videogiochi che si chiama PEGI (che sta per Pan European Game Information), che è andato a sostituire le diverse regolamentazioni nazionali in favore di qualcosa di condiviso a livello europeo, e di facile lettura.
Ma prima…
Un sentito ringraziamento a tutte voi e tutti voi, che mi avete già segnalato tantissime esperienze, giochi e idee. Se non lo avete ancora fatto, iscrivetevi alla chat, così che la conoscenza diventi condivisa, e preparatevi che a breve mi piacerebbe iniziare a coinvolgervi sempre di più, così da creare una specie di catalogo di giochi consigliati da bambini e genitori per altri bambini e genitori. E mi raccomando, se Crossgen vi sta piacendo, condividetela!
Il PEGI, quindi
È il sistema di classificazione dei videogiochi (ma anche dei film) che aiuta i genitori europei a capire, o quantomeno ad avere una vaga idea, se il gioco è adatto al proprio piccolo umano. Esiste dal 2003, classifica i giochi in base all’età e se non lo avete mai visto è fatto così:
Quando vedete uno di questi bollini, vuol dire, in maniera abbastanza lineare, che il gioco dovrebbe essere giocato da qualcuno con età uguale o superiore a quella indicata. Nello specifico:
PEGI 3: sono i giochi che vanno bene per tutti. I giochi di questa categoria non hanno immagini o rumori che possano spaventare i bambini, non ci sono parolacce e turpiloquio, la violenza è assente, o se c’è è rappresentata in modo esagerato e comico. Tipo un orso tenerone che tira una cuscinata a un panda, per capirci.
Alcuni giochi di questa categoria: Super Mario Bros. Wonder, Rocket League, I Puffi - Missione Vilfoglia.
PEGI 7: a differenza della categoria precedente, potrebbero esserci alcuni rumori, scene o situazioni che possono causare un certo spavento. La rappresentazione della violenza è sempre estremamente limitata, e non può essere né dettagliata né realistica.
Alcuni giochi di questa categoria: Astrobot, LEGO Horizon Adventure, Super Mario Odyssey.
PEGI 12: i giochi in questa categoria possono contenere espressioni blandamente più colorite (comunque estremamente più sobrie rispetto al linguaggio di un dodicenne medio), qualche timida allusione o atteggiamento sessuale e soprattutto un grado di violenza differente rispetto al PEGI 7. In questo caso infatti può esserci una forma di rappresentazione della violenza più esplicita se rivolta a personaggi di fantasia oppure una violenza non realistica rivolta a personaggi umani.
Alcuni giochi di questa categoria: Fortnite Battle Royale, League of Legends, The Sims.
PEGI 16: i giochi di questa categoria sono quelli che quando li comprate qualcuno del MOIGE (un movimento estremamente reazionario di genitori che sostengono muoversi a tutela dei bambini) inizia ad avere una sincope. La rappresentazione della violenza o dell’attività sessuale è sempre più vicina a quella della realtà e il linguaggio può arrivare a essere scurrile per lunghi tratti. Potreste trovarci anche droga, alcol e tabacco. Non per davvero nella scatola, ma dentro il gioco.
Alcuni giochi di questa categoria: Tekken 8, Elden Ring (tutti), Doom (i primi, perché gli ultimi sono PEGI 18), Metaphor: ReFantazio.
PEGI 18: a questi giochi dovrebbero aver accesso solo persone adulte perché al loro interno la rappresentazione della violenza è vivida e spesso non supportata da una motivazione legata alla storia (ciao pedoni investiti in GTA o persone uccise a caso che potrebbero essere salvate in qualsiasi altro gioco). In questi giochi il linguaggio può essere violento e scurrile, ci può essere un utilizzo abbastanza libero di droghe illegali e l’attività sessuale può essere rappresentata in modo esplicito.
Alcuni giochi di questa categoria: The Last of Us, Grand Theft Auto V, Call of Duty: Modern Warfare III.
Bonus: PEGI !
È utilizzato principalmente per i social network o le piattaforme di streaming come Netflix o YouTube e segnala al genitore che in sostanza si sta entrando in un mondo in cui il contenuto può essere molto vario e non classificato perché prodotto a sua volta da altri utenti. Fortnite (inteso come piattaforma in senso più ampio) e Roblox rientrano proprio in questa categoria, e sono gli unici due videogiochi.
Per essere ancora più preciso il PEGI contiene anche un ulteriore livello di segnalazioni (che vengono definite “descrittori), che indicano elementi che devono essere valutati dal genitore e che concorrono alla categorizzazione finale del videogioco. Sono questi:
La descrizione è tendenzialmente la stessa delle categorie d’età: se c’è il descrittore “linguaggio scurrile” su un gioco PEGI 12, questo sarà moderato, mentre lo stesso descrittore (ma chiamiamolo bollino, dai) in un gioco PEGI 16 o PEGI 18 passerà dall’essere un blando insulto a una battuta a sfondo sessuale o blasfema. Insomma, questi bollini indicano elementi a cui fare attenzione all’interno del gioco, la cui intensità è strettamente legata alla fascia d’età della classificazione generale.
Se cercate sul sito (che so essere uno sbattimento, però è effettivamente utile), trovate un sacco di informazioni aggiuntive che possono aiutare nella comprensione del gioco. Prendiamo per esempio Metaphor: ReFantazio qua sotto:
Senza sapere nulla del gioco, e quindi senza essere grandi esperti del settore, da qua si può capire che il gioco è ambientato in un mondo fantasy medievale, che è presente un linguaggio non eccessivamente scurrile (manca il bollino legato al turpiloquio infatti) che però occasionalmente ha qualche parola più aggressiva di altre (“bastard”, “bitch” e “shit”), e che la violenza è, nelle fasi in cui si gioca, senza sangue o ferite evidenti, che però ci sono all’interno delle scene di intermezzo.
E quindi, tutto bene? Non proprio. Il PEGI non può sostituirsi al ruolo del genitore nella scelta del gioco, ma serve solo per inquadrare il prodotto secondo una serie di elementi facilmente riconoscibili, ma è tutto tranne che infallibile. Uno degli esempi più facili da fare è quello di EA Sports FC 25 (quello che un tempo si sarebbe chiamato FIFA), il cui rating è PEGI 3 e il cui unico bollino è quello legato alla presenza di possibili acquisti in app. Ecco, sebbene secondo i criteri del PEGI tutto questo sia formalmente corretto, non viene tenuta in considerazione l’enorme presa che ha sulle persone la dinamica innescata proprio da quegli acquisti in app, legati per lo più alla modalità “Ultimate Team”.
Ultimate Team permette di potersi creare la squadra dei sogni utilizzando i calciatori che si trovano all’interno di pacchetti di figurine virtuali, che possono essere utilizzati o convertiti in crediti con cui acquistare altri calciatori. Capite dove stiamo arrivando? Per vincere in questa modalità non basta quindi essere molto bravi, ma anche molto fortunati o in alternativa molto facoltosi, spendendo tanti soldi reali in una valuta virtuale utile a comprare carte e giocatori. Questo meccanica è diffusissima nel mondo dei videogiochi ed è conosciuta come loot-box. È un argomento enorme di cui parleremo certamente più avanti.
IMPORTANTE
Il PEGI non definisce la difficoltà di un gioco, ma solo il fatto che abbia al suo interno tematiche più o meno adulte. Un gioco PEGI 3 non è necessariamente facilissimo, esattamente come uno PEGI 18 non è uno di quelli che ti fanno ammattire. Quando scegliete cosa comprare, per voi o per altri, ricordatevelo.
Fuori dall’Europa le cose non vanno tanto diversamente: i sistemi di classificazioni hanno nomi diversi ma in sostanza categorizzano, pur con qualche marginale differenza, tutti nello stesso modo. Qua potete per esempio trovare un bel riassunto di tutti i sistemi nel mondo, ma tenete conto che da una decina di anni, grazie alla International Age Rating Coalition, gli sviluppatori compilano un unico questionario che poi si tramuta in una classificazione omogenea in tutti i mercati, che li possono identificare in base al loro sistema.
Sì, ma come?
Ci sono tendenzialmente due modi. Nel primo, chiamiamolo tradizionale, l’editore compila un questionario prima della pubblicazione del gioco nel quale lo descrive e dice se sono presenti scene di violenza (e quanta, e di che tipo), linguaggio spinto e così via, in modo da ricevere una categorizzazione provvisoria da parte dell’ente del suo paese (il PEGI in Europa, o ESRB negli Stati Uniti). Contestualmente, l’editore deve inviare dei video del contenuto del gioco (al PEGI non giocano) nel quale vengono mostrati i momenti rilevanti dello stesso, così che l’ente possa confermare o ribaltare il risultato. Una volta che la revisione è finita, la classificazione è definitiva e l’editore può apporre il bollino corrispettivo sulle scatole e nelle descrizioni del gioco.
Visto che però è impossibile controllare tutti i giochi prima che escano, da qualche tempo a questa parte si può avere una revisione della categorizzazione a prodotto già disponibile sul mercato. Quando si pubblica il gioco su Steam o su piattaforme similari una parte del processo è legata al questionario che spiega i contenuti del gioco, la cui analisi automatica garantisce una categorizzazione che vien poi controllata a pubblicazione avvenuta, un po’ a campione, un po’ in base a richieste dell’utenza, o controllando i giochi più diffusi delle piattaforme e così via.
A valutare i giochi ci pensano due enti indipendenti: NICAM, per i giochi 3 e 7 e Game Rating Authority, per i giochi 12, 16 e 18. In Italia ogni gioco deve passare dal PEGI, ma questo non comporta alcuna inibizione all’acquisto. Se per dire un minore non può acquistare degli alcolici, può comprare un gioco PEGI 18.
Presto qua e su Final Round
Prima di salutarci a settimana prossima vi lascio con un elenco non definitivo di quello che succederà in questo spazio nelle prossime settimane:
sistemi che aiutano a far giocare i genitori quando il televisore di casa è occupato.
giochi da fare insieme e non necessariamente davanti alla TV, come Pokémon GO o Mario Kart Home Circuit.
Gli elefanti nella stanza: Minecraft, Fortnite, Roblox e in generale i giochi che sono anche piattaforme.
I giochi di ruolo, magari con qualcuna brava.
C’è un grosso problema con le community online dei giochi, che non è solo imputabile alle mele marce.
Tutto quello che ancora non ho pensato.
Nel caso ve lo siate perso:
La newsletter che hai appena letto è stata riletta e corretta da Marco Bielli, che nonostante viva a Torino ha fatto anche cose buone.
Ciao! Se avete avuto un problema con la chat ora è stato risolto con l'aiuto di una persona che non vuole essere menzionata perché non è qua per i complimenti, ma solo per aiutare il prossimo. Non è vero, è Mattia Ravanelli che mi ha umiliato durante tutto il tempo che ha dedicato ad aiutarmi.
È interessante che alcune meccaniche (come quella delle loot box) sfuggano completamente al Pegi: per esempio Rocket League classificato 3 ha una delle chat in-game più tossiche che abbia mai provato, tanto tossica da rovinarmi in parte il gusto del gioco. Sarebbe interessante fare una puntata su tutte queste caratteristiche da tenere d’occhio (chat, loot, ma anche meccanismi consuma-tempo tipo il farming che possono portare un bambino a vivere una frustrazione per il conflitto tra la regola “giocare mezz’ora al giorno” e la richiesta del gioco che va in senso opposto.